Alice De André sogna il cinema e fa teatro: “Se punti in alto, vicino ci arrivi”

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La nipote di Faber si divide tra laboratori coi ragazzi Asperger, stand-up comedy e il film su Villaggio

Alice De Andrè, figlia di Cristiano e nipote di Fabrizio, ha 24 anni, sogna il cinema e fa teatro, tra stand-up comedy e laboratori per i ragazzi con sindrome di Asperger.

Essere figlia d’arte può aver influito sulla sua scelta?

“Assolutamente sì. Respiro arte da quando sono piccola, e fin da bambina ho avuto la fortuna di sapere cosa sarei voluta diventare. Mi sono diplomata in piena pandemia all’Accademia09 di Milano in recitazione teatrale e cinematografica, e continuo a studiare, ho da poco iniziato un percorso di stand-up comedy. Mi sono poi diplomata in Pedagogia teatrale ed educazione alla teatralità e sto per iniziare un corso di teatro dedicato ai ragazzi Asperger a Scuola Futuro Lavoro a Milano”.

Di cosa si tratta?

“È un laboratorio che ho iniziato lo scorso anno a scuola, con un’educatrice e otto ragazzi. È stato sconvolgente ed emozionante assistere al loro salto, in pochissimo tempo: avevano solo bisogno di sentirsi visti e ascoltati e non relegati in un’etichetta. Ho deciso di replicare per l’intero anno scolastico, iniziamo il 17 novembre e andiamo avanti fino a giugno. Vorrei organizzare anche uno spettacolo finale”.

Come ha deciso di intraprendere questo progetto?

“Una persona a me molto cara è Asperger. Sono cresciuta accanto a qualcuno che mi ha insegnato tanto e volevo rendergli il favore. Ho sempre notato in questa persona dei blocchi, non tanto di tipo empatico, quanto nell’espressione dei sentimenti, perché non ha i giusti strumenti. Il teatro è comunicazione, rapporto con il prossimo, saper trasmettere le proprie emozioni: tutto ciò in cui le persone Asperger hanno difficoltà”.

Prossimi progetti teatrali?

“Uno spettacolo di stand-up comedy a Roma il 20 novembre al Teatro Parioli, e il 2 dicembre, al Politeatro di Milano, “Il Cuore”, diretto da Ketty Capra”.

Televisione? Cinema?

“Grande sogno che sto per coronare: debutterò a febbraio con “Com’è umano lui”, il film su Paolo Villaggio, su RaiUno. Un’esperienza straordinaria, soprattutto perché abbiamo girato a Genova che è un po’ come se fosse la mia città. Non mi fermerò: il mondo della recitazione è talmente ampio, voglio sperimentare di tutto. Quando ero piccola mio papà indicava col braccio in su e mi diceva: “Punta sempre in alto, in un modo o in un altro vicino ci arrivi””.

Come vive il suo cognome?

“È un onore immenso, ma non mi sono mai sentita definita. Sono Alice, sono un’attrice, un’artista e il mio cognome è meraviglioso, ma è solo un cognome”.

Qual è il rapporto con la memoria di suo nonno?

“Non avendo avuto la fortuna di conoscerlo l’ho scoperto grazie ai racconti, soprattutto del mio papà. Sempre aneddoti ed episodi divertenti. Prima della sua morte mia mamma, incinta di me, è andata a trovarlo in ospedale: l’ha guardata negli occhi e le ha toccato la pancia. È stato il nostro unico contatto ma io lo porto nel cuore. Attraverso le sue parole e le sue canzoni rimane il mio punto di riferimento”.

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